io con la morte c’ho un cattivo rapporto…

A costo di sembrare la solita cazzona lo dico lo stesso, io ieri me lo sono sentita, a un certo punto, che era morto… così come quando ho visto le sue ultime immagini quando si era dimesso sapevo che sarebbe stata roba di giorni, forse settimane, ma non certo mesi…

Io lo Steve non lo conoscevo mica (purtroppo per me) anche se da giovane ho avuto l’opportunità di conoscerlo (ma non l’ho fatto) e mi sono accontentata di vederlo gironzolare sulle stesse stradine dove ero io e di sentire gli stupidi commenti degli italiani presenti (è una storia lunga, se volete ve la racconto ma non qui e non oggi…).

C’avevo altro da fare quella volta li – ad Aspen nel ’90 – c’era un ragazzo bellissimo, biondo e con i capelli lunghi (che poi a ripensarci non è manco il mio genere) e io trascinavo Sonia e LiMor e Alessia e Christine in giro per il campus per seguire il biondo (scema ero e scema sono rimasta…)

Chissà, forse, se non avessi scelto di seguire il cuore, forse sarei finita a lavorare con lui, mi piace pensarlo… (anche se considerando il successone della mia scelta è un po’ come pestarsi i coglioni alla Tafazzi)

Ma non è questo il punto, stamattina, piangendo, mi sono ascoltata per la volta enne il discorso fatto al Commencement di Stanford, nel 2005, quando il cancro al pancreas sembrava un nemico sconfitto ma si era comunque già manifestato…

Jobs dice cose che io penso (lui sembra averle fatte di più, meglio, però insomma, lui era proprio un po’ speciale, diciamolo)… dice che bisogna vivere perché la morte è vera e inevitabile e non ti nascondi da lei, dice che “la morte è l’agente di cambiamento della vita”.

Quindi che senso ha avere paura di fare scelte forse rischiose? Non è forse peggio vivere vite in qualche modo mancanti di senso, solo per paura? Tu (tu sai chi sei) come fai a starci dentro? Tu che la morte l’hai vista da vicino, perché hai così tanta paura di vivere?

Dice anche, Steve, (massì dai, in fondo se invece di rincorrere lo svedese mi fossi fermata a parlare con te ti avrei chiamato così) che, come nella Settimana Enigmistica, quando si collegano i puntini, il disegno lo vedi solo dopo, nel durante vedi solo un puntino che ti porta a un altro puntino che ti porta a un altro puntino…

Ecco, io credo che qui i puntini stiano iniziando a formare dei disegni, mi sembra come di intravedere qualcosa… Ma siccome poi io con la morte c’ho un cattivo rapporto (non della mia, se muoio io, ‘sti cazzi) continuo ad avere paura e mi si imballa il cervello…

Forse dovrei riuscire a pensare con una modalità “user experience” alla Apple: eliminare il superfluo e rendere l’esperienza-pensiero più user friendly e meno complicata … e non è che non ci provi… è che come la Jessica Rabbit mi hanno disegnato così, con ‘sto cervello a gomitolo, dove i pensieri si fan su su se stessi e si aggrovigliano…

Nel frattempo sento spingere la voglia di vivere, perché come recenti avvenimenti ci hanno insegnato e come sosteneva una mente eccelsa come quella del defunto “Ricordarsi che si morirà presto è il più importante strumento … per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante.

Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore … per evitare di cadere nella trappola di chi pensa di avere qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.

Il (n)ostro tempo è limitato, per cui non lo sprec(hiamo) vivendo la vita di qualcun altro. Non fa(cciamoci) intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lascia(mo) che il rumore delle opinioni altrui offuschi la (n)ostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbia(mo) il coraggio di seguire il (n)ostro cuore e la (n)ostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa vo(gliamo) realmente diventare. Tutto il resto è secondario.”

Grazie, Steve, di avermi ispirato così tante volte, di avermi insegnato con il tuo pensiero e di avermi reso la vita (e il lavoro) un po’ più facile (io ci ho provato a fare computer grafica col DOS nel 1988, ma era veramente una mmerda!).

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